Policy Research

Stato dell’Unione 2026

Guardare all’esterno in tempi difficili
21 settembre 2026

Nubi politiche sempre più scure si addensano rapidamente sull’Europa, e in nessun luogo ciò è evidente quanto in Germania. Alle elezioni in Sassonia-Anhalt del 6 settembre, la CDU ha ottenuto un risultato inferiore di 5 punti rispetto ai sondaggi; lo scorso fine settimana, inoltre, le elezioni in Meclemburgo-Pomerania Anteriore hanno segnato la prima volta nella storia del dopoguerra in cui la CDU non è riuscita a entrare in un parlamento regionale. Il partito di estrema destra Alternative für Deutschland (AfD) è attualmente accreditato al  30% a livello nazionale, un risultato che nel 2029 potrebbe rendere impossibile raggiungere una maggioranza dei due terzi senza i suoi voti.

In questo contesto, la scorsa settimana la presidente della Commissione europea ha pronunciato il suo sesto discorso sullo Stato dell’Unione (SOTEU). Il discorso annuale offre l’occasione di fare il punto sui risultati raggiunti dalla Commissione e, soprattutto, di delineare le priorità dell’UE per l’anno successivo. Quest’anno, il discorso ha restituito l’immagine di un’Unione desiderosa di guardare all’esterno e di assumere un ruolo più deciso nella propria dimensione internazionale, pur continuando a interrogarsi su quella interna.

Le priorità politiche dell’UE sono cambiate in modo significativo. L’AI è, senza sorprese, la nuova parola d’ordine (Figura 1)[1], mentre von der Leyen fa propri gli inviti ad accelerare verso la frontiera tecnologica e sostiene la necessità di maggiori investimenti nella capacità di calcolo europea. Il linguaggio sul clima si è fortemente ridimensionato rispetto ai picchi dei primi anni 2020 e il dibattito si è spostato maggiormente verso l’adattamento climatico, con l’annuncio di una nuova «Alleanza per l’assicurazione climatica». Si tratta di un riconoscimento in parte tardivo di un problema ben noto: in Europa solo circa il 25% delle perdite è assicurato e l’EIOPA e la BCE avevano già proposto nel dicembre 2024 uno schema di riassicurazione pubblico-privato a livello UE.

Figura 1 – Temi e Paesi nei discorsi sullo Stato dell’Unione europea (2020-2026)
Fonte: Algebris, su dati dei discorsi SOTEU. Occorrenze delle parole chiave ogni 1.000 parole.

Competitività e produttività erano al centro del dibattito nel 2023, quando fu annunciato il rapporto Draghi, ma da allora sono state progressivamente messe in secondo piano, così come molte delle raccomandazioni dell’ex presidente della BCE. La semplificazione è diventata una priorità più urgente, come dimostra il rapido processo di deregolamentazione avviato lo scorso anno con il pacchetto Omnibus. I mercati dei capitali e i servizi finanziari dell’UE sono tornati al centro dell’agenda, poiché l’Europa deve compiere progressi verso un’Unione dei risparmi e degli investimenti (SIU) per «finanziare il nostro futuro». A chi fosse tentato di farsi troppe illusioni, la presidente della Commissione, insieme alla sorte poco fortunata dell’ormai accantonato progetto dell’Unione dei mercati dei capitali, ricorda che «sviluppare i mercati dei capitali richiede tempo». Nel frattempo, la Commissione lavorerà a un pacchetto bancario incentrato sulla semplificazione, ma il discorso non fa alcun riferimento all’obiettivo, da tempo sfuggente, di completare l’Unione bancaria europea.

È sulla dimensione esterna dell’UE che il discorso si fa più audace. Sul commercio internazionale, il tono si sposta dai dazi verso accordi con partner commerciali alternativi, come India, Mercosur, Messico, Australia e Indonesia. Di conseguenza cambia anche la geografia del discorso. Gli Stati Uniti sono quasi assenti, mentre sulla Cina von der Leyen sottolinea che gli squilibri commerciali hanno raggiunto un punto critico, senza però arrivare a minacciare contromisure – presumibilmente per non compromettere le Consultazioni su commercio e investimenti avviate durante l’estate.

Il baricentro indiscusso del SOTEU di quest’anno è il Canada, a cui von der Leyen propone di diventare «membro associato dell’UE». Questa categoria attualmente non esiste e, secondo quanto riportato, la proposta non era stata discussa con le capitali europee, per cui è difficile capire che cosa significhi in concreto. Ma se dovesse concretizzarsi in una forma anche solo simile a quella delineata da Mark Carney nel suo discorso al Parlamento europeo il giorno successivo, potrebbe rappresentare un’innovazione istituzionale significativa.

Sulla carta, la presidente della Commissione sembra inoltre intenzionata a rafforzare l’architettura di sicurezza dell’UE. L’idea di un Consiglio europeo di sicurezza non è nuova, ma von der Leyen propone di aprirlo a Paesi extra-UE con orientamenti affini e di affiancargli un nuovo Protocollo di sicurezza d’emergenza, che costituirebbe l’equivalente UE dell’articolo 4 della NATO. Il discorso, tuttavia, non fornisce dettagli su come queste strutture, apparentemente sovrapposte, interagirebbero con la NATO e al suo interno.

Ursula von der Leyen ha ripreso la frase più celebre di Dickens («era il migliore dei tempi, era il peggiore dei tempi») per descrivere un continente che continua a resistere nonostante le pressioni esercitate a Est dalla guerra tra Russia e Ucraina, a Ovest dalla minaccia del protezionismo statunitense e a Sud dalla guerra in Medio Oriente. Nel corso degli anni, i suoi discorsi raccontano una storia di priorità che cambiano e si adattano rapidamente, talvolta a scapito della coerenza strategica di lungo periodo. Quest’anno ha dipinto l’immagine di un’Europa desiderosa di guardare all’esterno, mentre continua a interrogarsi su se stessa.

Alcuni sosterranno che questo è davvero il peggiore dei momenti perché l’Europa si concentri sulla propria dimensione esterna, mentre si profilano importanti cambiamenti politici e i partiti nazionalisti di destra mettono sempre più in discussione la ragion d’essere dell’UE. Eppure, è anche il momento migliore per farlo, perché le fratture nelle alleanze tradizionali offrono all’Europa l’opportunità di assumere un ruolo guida nello sforzo per preservare l’ordine mondiale multipolare che, in primo luogo, ha reso possibile la sua stessa esistenza. La possibilità di trovare questo difficile equilibrio dipenderà, in ultima analisi, dalla capacità di Bruxelles di mantenere coerenza sul piano delle politiche interne, che definiscono che cosa l’Europa è e che cosa rappresenta.


[1] L’analisi comprende i sei discorsi pronunciati dalla presidente von der Leyen (2020–2023, 2025, 2026). Ogni tema è misurato utilizzando un elenco ristretto di parole costruito attorno alla relativa etichetta. Il conteggio dei Paesi include demònimi, leader e capitali (ad es. Putin e Cremlino sono conteggiati come Russia), esclude blocchi e regioni come Mercosur o i Balcani occidentali e raggruppa tutti gli altri Stati sovrani extra-UE. I termini francesi e tedeschi sono inclusi per i passaggi pronunciati in tali lingue nel 2022 e nel 2025. Le corrispondenze sovrapposte vengono conteggiate una sola volta e i punteggi sono espressi ogni 1.000 parole per tenere conto della lunghezza del discorso.

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