Giappone – Takaichi consolida il potere, politica fiscale rilanciata
Domenica scorsa, l’LDP e Takaichi hanno conquistato 316 dei 465 seggi della Camera bassa e, insieme alla coalizione, dispongono ora della “supermaggioranza” dei due terzi necessaria per superare eventuali bocciature nella Camera alta. Takaichi si trova quindi in una posizione storicamente molto solida e la sua scommessa politica ha chiaramente pagato, conferendole un margine significativo per spingere ulteriormente la propria agenda fiscale proattiva. I mercati hanno reagito di conseguenza, con il Nikkei 225 in apertura in rialzo di circa il 5%, mentre lo JPY si è leggermente rafforzato e i tassi sono saliti moderatamente.
BoE – Guidance dovish, rumore politico in aumento
Giovedì scorso la BoE ha lasciato i tassi invariati, come atteso. L’MPC ha sorpreso il mercato con un tono dovish e con una maggioranza di misura (5 a 4). Il Governatore Bailey ha nuovamente avuto un ruolo determinante e la sua retorica ha segnalato un orientamento accomodante in vista della riunione di marzo, con i mercati che ora prezzano una probabilità di taglio intorno al 70%. L’indagine degli Agents sulle aspettative salariali si è attestata al 3,4%, rafforzando la fiducia che il processo di disinflazione stia proseguendo. La comunicazione della BoE è parsa attribuire maggiore peso a modelli e proiezioni che ai dati macro più recenti. I tassi sul tratto breve della curva sono scesi di circa 10 pb e la sterlina si è indebolita. La principale fonte di incertezza resta politica, con pressioni crescenti su Starmer e rischi in aumento di frammentazione interna nel Partito Laburista, già in vista delle elezioni locali di maggio.
BCE – Prosegue lo status quo
Giovedì scorso la BCE ha confermato l’attuale impostazione di policy, senza sorprese né nel comunicato né nella conferenza stampa di Lagarde, in cui ha ribadito l’approccio “riunione per riunione” e dipendente dai dati. È interessante notare che, interrogata sulla forza dell’euro, Lagarde ha ribadito che la BCE non ha un obiettivo sul tasso di cambio. Una valuta più forte potrebbe, in linea di principio, abbassare l’asticella per i tagli aggiungendo pressioni disinflazionistiche, anche se i recenti movimenti del dollaro USA restano più contenuti rispetto a quelli osservati lo scorso anno.
CEE – Venti di cambiamento?
Il nostro team di ricerca ha visitato l’Europa Centrale e Orientale la scorsa settimana e il quadro complessivo resta quello di una disinflazione quasi impeccabile, accompagnata da una crescita resiliente, in particolare in Polonia e nella Repubblica Ceca, dove valute più forti continuano a spingere al ribasso l’inflazione dei beni. In Ungheria, l’attenzione è rivolta alle elezioni parlamentari del 12 aprile. Per la prima volta da anni, Orbán si trova di fronte a una sfida concreta: il partito di opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, è in vantaggio di oltre il 10% in alcuni sondaggi indipendenti, mentre Fidesz, il partito di Orban, appare sempre più sotto pressione. L’agenda di Tisza è chiaramente filo-europea, con l’obiettivo di sbloccare i fondi UE congelati e definire un percorso di medio termine verso l’adozione dell’euro, oltre all’impegno a varare riforme per affrontare la corruzione sistemica. Sebbene il sistema elettorale continui a favorire Fidesz, il voto si sta configurando come un referendum su Orbán e sul rapporto dell’Ungheria con l’Europa, potenzialmente segnando l’avvio di un nuovo capitolo politico.
Algebris Investments’ Global Credit Team
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