Elezioni USA – Onda rossa
Negli Stati Uniti le elezioni si sono concluse con una vittoria marcata del partito repubblicano. Il Presidente Trump è stato eletto con 312 voti elettorali – rispetto ai 226 di Harris – e persino con un insolito margine del 3% nel voto popolare. Come previsto, il Senato è divenuto repubblicano; lo spoglio per la Camera, tuttora in corso, probabilmente risulterà a favore dei repubblicani. Un solido mandato politico comporta per la nuova amministrazione un chiaro impegno a realizzare la propria strategia, in particolare per quanto riguarda la politica fiscale, che presuppone un’azione legislativa da parte delle Camere. I tagli fiscali nell’ambito del Jobs Act e il quadro di riferimento per i profitti societari saranno quindi probabilmente al centro dell’attenzione nell’immediato. L’incertezza sulle tasse rimarrà alta, poiché la politica commerciale è stabilita dall’amministrazione e non è chiaro quanto sarà attuato delle proposte della campagna elettorale. La nuova amministrazione assumerà l’incarico il 20 gennaio e le prossime settimane saranno caratterizzate dalla discussione sulle nomine chiave (Segreteria di Stato, Tesoro, Commercio).
Politica fiscale – Il nuovo gioco in città
L’ondata repubblicana negli Stati Uniti ha suscitato preoccupazioni a livello globale sulla politica fiscale. Considerata la campagna elettorale, è improbabile che la spesa degli Stati Uniti venga ridotta, mentre le tasse diminuiranno. Le prospettive sono preoccupanti per gli investitori globali, poiché i punti di partenza per i deficit sono elevati, con il 7% del PIL nel 2023. La curva dei rendimenti degli Stati Uniti è salita durante le elezioni, ma la sua forma rimane piatta, con un rendimento a 10 anni superiore di soli 15 punti base rispetto a quello a 2 anni, nonostante l’emissione sostenuta di Treasury. Anche la politica fiscale globale è in fase di allentamento. In Cina, gli stimoli stanno lentamente aumentando e in Germania le nuove elezioni rendono probabile un aumento della spesa. Nei mercati emergenti, quest’anno gli investitori hanno iniziato a criticare le politiche governative meno rigorose. Sospettiamo che lo stesso possa accadere nei mercati sviluppati e vediamo la duration a rischio come risultato di questa nuova tendenza.
Fed – Territorio incerto
Durante la riunione di novembre, la Federal Reserve ha tagliato i tassi di riferimento di 25 punti base, portandoli al 4,50-4,75%. I toni non sono stati così aggressivi come alcuni osservatori temevano, e Powell ha difeso il processo di disinflazione descrivendo tale politica come “restrittiva”, quindi diretta verso un livello più basso di tassi neutrali. Tuttavia, l’orientamento è risultato più incerto del solito. La riunione di dicembre non sembra affatto scontata e la forward guidance per il 2025 appare limitata. Poiché molte politiche repubblicane sono inflazionistiche (commercio, immigrazione, fisco) e l’economia continua a fornire segnali solidi, osserviamo rischi di rialzo rispetto ai quasi 100 punti base di tagli prezzati dai mercati sulla curva statunitense.
Algebris Investments’ Global Credit Team
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