Tech: navigare l’incertezza
I mercati azionari hanno ceduto parte dei guadagni accumulati negli ultimi mesi. A guidare la discesa è stato il comparto dell’AI e dei semiconduttori, che aveva sostenuto il rally del 2026, mentre le rinnovate tensioni in Medio Oriente hanno fatto salire i prezzi del petrolio, invertendo il calo del periodo precedente. L’Asia ha guidato il ribasso, dopo aver trainato la fase di rialzo. Giappone e Corea hanno toccato nuovi massimi a metà periodo, prima di entrare in territorio di correzione, anche se Corea e Taiwan restano le piazze più brillanti da inizio anno. Il catalizzatore è stato il crescente scetticismo sulla rapidità della spesa in infrastrutture per l’AI e sull’effettivo ritorno di tali investimenti, che ha innescato un’ampia chiusura delle posizioni sui semiconduttori, ormai molto affollate, in tutta la regione.
Gli Stati Uniti hanno mostrato una migliore tenuta, sostenuti da un dato d’inflazione più contenuto e da un avvio solido della stagione degli utili del secondo trimestre, trainato dalle banche. Gli indici hanno toccato nuovi massimi prima che il sell-off sui semiconduttori ne riducesse i guadagni. La Federal Reserve ha mantenuto un tono hawkish, con l’inflazione ancora sopra l’obiettivo e un ulteriore rialzo dei tassi ancora sul tavolo, mentre il rincaro del petrolio ha tenuto in primo piano le pressioni sui prezzi.
L’Europa è rimbalzata su nuovi massimi storici, sostenuta da una rotazione sempre più ampia verso i ciclici, gli industriali, i finanziari e la difesa. Anche il minor peso della tecnologia nei suoi indici ha contribuito ad attutire l’impatto della correzione sui semiconduttori. Da inizio anno, l’Asia continua a distanziare nettamente le altre aree, ma sia gli Stati Uniti sia l’Europa restano saldamente in territorio positivo, con la crescita degli utili che più che compensa la compressione dei multipli sui vari mercati.

Fonte: Algebris Investments, Bloomberg Finance L.P, dati al 17/07/2026. Performance in valuta locale.
La rotazione settoriale capovolge le gerarchie di mercato
La rotazione settoriale è stato un tema dominante sui mercati nell’ultimo mese. Il sentiment sulla tecnologia, il settore più performante da inizio 2026, è peggiorato, mentre i titoli difensivi sovraperformano.
Trainata dall’espansione delle infrastrutture per l’AI, la tecnologia è stata, con ampio margine, il settore migliore sia nell’S&P 500 (+67%) sia nell’Euro Stoxx 600 (+48%) tra dicembre 2025 e giugno 2026. Da fine giugno, tuttavia, lo scenario si è ribaltato e la tecnologia è diventata il settore peggiore in assoluto in entrambi gli indici. I capitali sono usciti in modo aggressivo dai titoli legati all’AI, riflettendo i crescenti timori sulla sovracapacità delle infrastrutture, sul ritorno incerto degli ingenti investimenti effettuati, sulle valutazioni elevate e su una possibile moderazione della domanda. Il rinvio dell’IPO di OpenAI e l’intensificarsi della concorrenza dei modelli cinesi hanno alimentato ulteriormente questo clima di preoccupazione. I fondamentali, tuttavia, restano solidi: il consensus sul capex degli hyperscaler, metrica chiave per la sostenibilità del trade sull’AI, continua a essere rivisto al rialzo dagli analisti, a segnalare che per il momento le società non stanno riducendo gli investimenti.
La stagione degli utili del secondo trimestre è appena iniziata. ASML e TSMC sono state le prime a pubblicare i risultati. Nonostante entrambe abbiano superato le stime e alzato gli obiettivi futuri, il mercato ha reagito negativamente. Poiché la maggior parte dei grandi hyperscaler e dei titoli legati alle infrastrutture per l’AI pubblicherà i risultati solo nelle prossime settimane, questa stagione degli utili dovrebbe offrire una lettura più chiara sulla tenuta dei fondamentali, aprendo la strada a un’eventuale rivalutazione, o meno, della posizione del mercato sul settore tecnologico.


Dal 3310 al Pro: sopravvivere nell’era dei chip.
Pochi confronti illustrano la rapidità dei progressi nei semiconduttori con la stessa chiarezza di un Nokia 3310 messo accanto a un iPhone 17 Pro. Usciti a una generazione di distanza, i due dispositivi mostrano quanto sia progredita l’industria dei semiconduttori in venticinque anni e come, per queste aziende, l’innovazione non serva solo a superare i confini della tecnologia, ma sia una vera e propria questione di sopravvivenza.
Il Nokia 3310, uno dei telefoni più venduti della sua epoca, era di una semplicità disarmante: la sua scheda si basava su una manciata di chip forniti da pochi fornitori (Texas Instruments, STMicroelectronics e pochi altri), che gestivano ogni funzione, dall’elaborazione audio alla memoria, fino alla gestione dell’alimentazione. L’iPhone 17 Pro racconta una storia completamente diversa: integra chip molto più complessi, forniti da una dozzina di produttori specializzati, ciascuno dei quali contribuisce con silicio altamente specializzato per funzioni come la connettività 5G, l’elaborazione AI e la potenza di calcolo avanzata.
Questa trasformazione riflette un cambiamento più ampio all’interno della stessa industria dei semiconduttori. Venticinque anni fa, una manciata di fornitori a integrazione verticale era in grado di coprire in modo credibile diverse funzioni chiave di un dispositivo elettronico. Oggi nessuna singola azienda è in grado di fare altrettanto: la progettazione dei chip si è frammentata in nicchie altamente specializzate. STMicroelectronics illustra bene questa dinamica: presente già decenni fa tra i fornitori della scheda del Nokia 3310, ha dovuto reinventare continuamente il proprio posizionamento con l’avanzare della tecnologia, l’emergere di nuovi concorrenti e il susseguirsi di diverse ondate come l’elettrificazione dell’auto, l’automazione industriale e ora la domanda dei data center trainata dall’AI.
È questo, in ultima analisi, il tratto distintivo del settore dei semiconduttori: premia la reinvenzione continua e punisce l’immobilismo. Qui l’innovazione non è soltanto una questione di progresso tecnologico: è un meccanismo di sopravvivenza.

Algebris Investments’ Global Equity Team
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