Market Views · Credito globale

Global Credit Bullets | Lunedì, 2 marzo 2026

Sabato scorso, dopo settimane di tensioni crescenti, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi coordinati contro l’Iran, colpendo i vertici della leadership e infrastrutture militari strategiche chiave. La reazione dei mercati è stata finora relativamente ordinata. Gli asset più sensibili all’energia hanno sottoperformato, ma i movimenti si sono mantenuti composti, anche perché nella settimana precedente i mercati avevano già iniziato a incorporare il rischio di un intervento militare; i principali fattori di rischio per i mercati e per l’energia riguardano la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta globale di greggio.
2 marzo 2026
Iran – Partita l’operazione “Epic Fury”

Sabato scorso, dopo settimane di tensioni crescenti, Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi coordinati contro l’Iran, colpendo i vertici della leadership e infrastrutture militari strategiche chiave. Nel suo intervento, il Presidente Donald Trump ha descritto l’operazione come finalizzata a un cambio di regime e ha indicato che le operazioni potrebbero proseguire per più di un mese. Nel giro di poche ore dai primi raid, la Guida Suprema Ali Khamenei è stata dichiarata deceduta, ponendo fine a 36 anni di leadership. In risposta, l’Iran ha lanciato attacchi missilistici nella regione, inclusi obiettivi riconducibili a basi militari statunitensi. Al momento, i danni riportati appaiono contenuti.

La reazione dei mercati è stata finora relativamente ordinata. Gli asset più sensibili all’energia hanno sottoperformato, ma i movimenti si sono mantenuti composti, anche perché nella settimana precedente i mercati avevano già iniziato a incorporare il rischio di un intervento militare. Tuttavia, le code di rischio sono ora oggetto di rivalutazione. Il prezzo del petrolio è balzato di circa il 10%, avvicinandosi a USD 80 al barile. I principali fattori di rischio per i mercati e per l’energia riguardano la chiusura dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta globale di greggio, e la possibilità di attacchi iraniani contro le infrastrutture di raffinazione regionali. Entrambi gli scenari eserciterebbero verosimilmente ulteriori pressioni al rialzo sui prezzi del petrolio, con il rischio di innescare un più ampio repricing inflazionistico a livello globale.

AI – Occupazione vs crescita

La scorsa settimana il dibattito sull’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro si è ulteriormente acceso, con l’attenzione che si è progressivamente spostata dalle valutazioni azionarie alle dinamiche occupazionali. Se nel lungo periodo l’AI è attesa sostenere produttività e crescita, nel breve lo scenario macro dipenderà dall’equilibrio tra il rischio di sostituzione del lavoro e l’impulso ciclico alla domanda legato all’accelerazione degli investimenti in AI.

L’evoluzione della produttività e del tasso di disoccupazione saranno cruciali per capire quale delle due forze prevarrà. Guadagni di produttività più robusti potrebbero compensare gli effetti di sostituzione occupazionale, mentre un aumento improvviso della disoccupazione rischierebbe di complicare il quadro macro, penalizzando la fiducia dei consumatori e rafforzando i rischi al ribasso per la domanda.

Finora la reazione dei mercati è rimasta contenuta, con il rendimento del Treasury USA a 10 anni tornato sotto il 4% e le correzioni azionarie concentrate nei settori più esposti all’automazione.

Ungheria – Orban sotto pressione

Con l’avvicinarsi delle elezioni di aprile, l’incertezza politica in Ungheria è in aumento, con il partito di opposizione Tisza che sta emergendo come sfidante credibile per Orban e il suo partito, Fidesz. Un recente sondaggio di Median, tra gli istituti indipendenti più autorevoli, mostra Tisza in vantaggio con un margine significativo, riflettendo un crescente malcontento dell’opinione pubblica e l’impatto di recenti scandali che hanno coinvolto il partito di governo.

L’esito elettorale potrebbe ridefinire in modo sostanziale la traiettoria di policy del Paese. Il programma di Tisza include infatti un percorso chiaro verso l’adozione dell’euro e un orientamento di politica estera più allineato all’Unione Europea. Nel medio termine, ciò potrebbe sbloccare fondi europei, sostenendo investimenti necessari e migliorando l’accesso al credito per le piccole e medie imprese.

Resta tuttavia un quadro altamente incerto. La campagna elettorale è destinata a intensificarsi e non si escludono nuovi scandali su entrambi i fronti. Sullo sfondo, restano possibili manovre istituzionali da parte di Fidesz per condizionare il processo elettorale, inclusi un eventuale rinvio del voto o un’accelerazione verso un sistema presidenziale, dato che il partito dispone ancora di una supermaggioranza parlamentare.

Algebris Investments’ Global Credit Team

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