Market Views · Credito globale

Global Credit Bullets | Lunedì, 20 aprile 2026

Le speranze di un’intesa duratura nel conflitto in Medio Oriente sono ormai diffuse e stanno riportando gli asset di rischio sui massimi. Pur in presenza di toni a tratti duri, sia gli Stati Uniti sia l’Iran mostrano una chiara disponibilità a raggiungere un accordo.
20 aprile 2026
Mercati – La guerra è finita

Le speranze di un’intesa duratura nel conflitto in Medio Oriente sono ormai diffuse e stanno riportando gli asset di rischio sui massimi. Pur in presenza di toni a tratti duri, sia gli Stati Uniti sia l’Iran mostrano una chiara disponibilità a raggiungere un accordo. I mercati si stanno quindi concentrando più sulle intenzioni che sui progressi effettivi. Il cessate il fuoco concordato il 7 aprile scade il 21 aprile, ma entrambe le parti lasciano intendere che vi sia spazio per una proroga. Il cessate il fuoco annunciato tra Israele e Libano rende più agevole un accordo finale, ma permangono divergenze sulle garanzie nucleari e di sicurezza, il che implica che sarà necessario più tempo per arrivare a una situazione stabile. Nell’ultima settimana i principali indici azionari, in particolare negli Stati Uniti, hanno superato i massimi di febbraio, mentre gli spread creditizi sono tornati sui livelli più compressi dell’anno. L’unico premio al rischio residuo resta sui tassi, con l’inflazione più elevata che mantiene i livelli circa 40 pb più larghi rispetto a febbraio. A prescindere dall’evoluzione del conflitto, il traffico nello Stretto di Hormuz resta ben al di sotto dei livelli prebellici (circa il 10%) e il petrolio si mantiene intorno a 100 dollari al barile (contro 65 dollari a febbraio). Continuiamo a ritenere che i mercati sottostimino quanto i prezzi delle materie prime possano causare un indebolimento della domanda; ai livelli attuali di mercato, ciò offre un’opportunità per aumentare le coperture o ridurre il rischio.

Riunioni FMI – Investitori costruttivi nonostante l’incertezza sull’energia

Gli investitori si sono mostrati costruttivi sugli asset di rischio sia nei mercati sviluppati sia negli emergenti, sostenuti dalla speranza di una soluzione sul fronte iraniano. Da qui in avanti, però, il focus si sposta soprattutto su quanto il conflitto con l’Iran potrà continuare a condizionare il mercato energetico. JPM stima che ai mercati energetici servano quattro mesi per tornare alla normalità, assumendo una riapertura immediata di Hormuz. Negli Stati Uniti, gli investitori ritengono probabile che la Fed resti ferma quest’anno e stanno tornando a costruire posizioni corte sul dollaro, alla luce dell’imprevedibilità delle politiche economiche e del progressivo rafforzamento delle strategie di copertura. In Europa, BCE e BoE hanno respinto l’ipotesi di rialzi imminenti e gli investitori hanno osservato che la BCE appare più incline a un rialzo rispetto alla BoE. Interessante notare come il private credit sia rimasto più ai margini del dibattito e sia stato descritto da Jamie Dimon (CEO di JPM) come un segmento che, allo stato attuale, non rappresenta un rischio sistemico. Le discussioni sull’AI si sono concentrate soprattutto sul nuovo modello Claude Mythos e sulle implicazioni per la cybersicurezza, mentre l’impatto economico nel breve termine resta incerto.

Riunioni FMI – I rialzisti tornano sugli emergenti

Gli investitori sono chiaramente rialzisti sui mercati emergenti, in un contesto in cui i mercati guardano in larga parte oltre gli shock inflattivi e mantengono in secondo piano le preoccupazioni sulla crescita. È importante sottolineare che il punto di partenza è molto più solido rispetto al 2022, grazie a tassi reali più elevati e a una maggiore capacità di tenuta di fronte a uno shock energetico, anche se oggi lo spazio fiscale è più limitato. Il consenso resta chiaramente orientato verso un dollaro più debole, sulla base delle preoccupazioni fiscali e dell’incertezza di policy, un contesto che continua a sostenere le valute emergenti. L’America Latina emerge come il principale beneficiario, sostenuta da ricavi petroliferi elevati, crescita resiliente e forte attenzione degli investitori alle prossime elezioni in Colombia e Brasile. Sul fronte USMCA, il sentiment è costruttivo: gli investitori interpretano le discussioni in corso come una revisione, più che una rinegoziazione, e si aspettano il raggiungimento di un accordo. L’Europa centrale e orientale viene vista come ben posizionata per assorbire eventuali shock, pur in presenza di rischi fiscali ancora aperti. Al contrario, il Golfo sta perdendo parte della sua attrattiva come bene rifugio, in un contesto di crescente incertezza sulle infrastrutture energetiche e sulla spesa per la difesa, mentre sul conflitto Russia-Ucraina continua a prevalere l’aspettativa di una crisi prolungata, nonostante un tono più costruttivo delle notizie recenti.

Algebris Investments’ Global Credit Team

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