Iran – Tregua rinviata, petrolio su livelli elevati
Un’altra settimana, un’altra fase di volatilità alimentata dal flusso di notizie, con i negoziati nuovamente rinviati. All’inizio della scorsa settimana, i colloqui previsti tra Stati Uniti e Iran non si sono concretizzati, evidenziando ulteriormente la fragilità del processo diplomatico. Giovedì scorso, alcuni report hanno inoltre suggerito che Mohammad Ghalibaf si sia fatto da parte nei negoziati, lasciando intendere che la gestione del dossier iraniano sia ormai pienamente nelle mani del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica. L’attività missilistica e dei droni dall’Iran verso i Paesi del Golfo si è di fatto interrotta, ma il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta fortemente ridotto e ancora ben al di sotto dei livelli prebellici. Con i mercati tornati in prossimità dei massimi raggiunti dopo l’annuncio della riapertura di Hormuz, Trump sembra riluttante a rischiare di deludere gli investitori o innescare un nuovo rialzo dei prezzi del petrolio. Di conseguenza, il calendario dei colloqui continua a slittare, mentre la scorsa settimana il petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile. I mercati si trovano quindi in un equilibrio sempre più fragile: valutazioni elevate si scontrano con fondamentali in deterioramento, soprattutto tra gli asset di rischio, alimentando un comprensibile nervosismo.
Fed – Warsh riscrive le regole del gioco
Nel corso del suo hearing al Senato per la nomina a prossimo Chair della Fed, Kevin Warsh ha adottato un tono complessivamente dovish, sottolineando i potenziali guadagni di produttività legati all’IA e difendendo con fermezza l’indipendenza della banca centrale. Warsh si è mostrato particolarmente critico nei confronti della forward guidance e del dot plot, sostenendo che entrambi possano limitare la flessibilità della politica monetaria. Al tempo stesso, ha ribadito e difeso l’orientamento hawkish assunto durante la crisi del 2008. Warsh ha evitato di fornire nuovi elementi sulla normalizzazione del bilancio, nonostante in passato avesse sostenuto un approccio più attivo. La sua lettura implica tuttavia una visione più accomodante delle attuali dinamiche inflazionistiche. Secondo una metodologia che esclude le componenti più estreme della distribuzione dei prezzi, un indicatore dell’inflazione a 12 mesi si collocherebbe su livelli nettamente inferiori rispetto al Core PCE effettivo. Ha inoltre descritto la traiettoria dell’inflazione da qui in avanti come “piuttosto favorevole”. Sul fronte politico, il senatore Thom Tillis sta attualmente bloccando il processo di conferma in attesa della conclusione delle indagini che coinvolgono Jerome Powell. Nel frattempo, i mercati stanno prezzando con crescente convinzione una pausa prolungata da parte della Fed, mentre la comunicazione dei funzionari è apparsa piuttosto equilibrata.
BCE – Stretta tra crescita e inflazione
La Banca Centrale Europea dovrebbe lasciare i tassi invariati nella riunione di giovedì prossimo. Con l’inflazione dell’area euro ancora contenuta, la comunicazione recente suggerisce che sia ancora prematuro ipotizzare l’avvio di un nuovo ciclo di rialzi. Il quadro della crescita, tuttavia, resta debole. I soft data in Europa continuano a deludere, in contrasto con il momentum più resiliente osservato negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Questa divergenza rafforza un diverso trade-off di politica monetaria, con i policymaker europei che potrebbero attribuire un peso relativamente maggiore ai rischi per la crescita rispetto alle pressioni inflazionistiche.
Nonostante ciò, i mercati continuano a prezzare ulteriori rialzi dei tassi, con più di due interventi attesi entro fine anno. Nel frattempo, le aspettative di crescita vengono riviste al ribasso, ma solo in misura modesta rispetto all’entità dei potenziali rischi. Questa lettura appare compiacente, soprattutto alla luce di uno spazio fiscale molto più limitato rispetto a shock precedenti, come quello del 2022. Inoltre, è improbabile che i mercati tollerino un ulteriore deterioramento dei conti pubblici senza richiedere una maggiore compensazione sulla parte lunga della curva.
Algebris Investments’ Global Credit Team
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