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Credito globale: c’è valore in settori selezionati

Nella seconda metà del 2026 è atteso un aumento della volatilità, con crescita in rallentamento e inflazione tendenzialmente al rialzo. La selettività sarà fondamentale: molte obbligazioni hanno spread poco interessanti, ma restano opportunità in settori difensivi, credito europeo selezionato, energia, subordinati bancari e mercati emergenti in valuta locale.
7 luglio 2026

Volatilità in aumento nella seconda parte dell’anno

Nella seconda parte dell’anno vediamo un potenziale aumento della volatilità e adottiamo quindi un atteggiamento cauto e selettivo sui portafogli di credito.

Guardando al 2026, il petrolio è del 40-50% più alto rispetto all’1 gennaio e l’offerta globale di greggio è circa il 10% più bassa rispetto alla fine dell’anno scorso. Nonostante questi cambiamenti, il mercato non si aspetta una contrazione della domanda aggregata e le stime di crescita restano invariate rispetto a inizio anno, intorno al 3%.

Storicamente, però, una contrazione di questo tipo dell’offerta globale porta a un repricing della crescita di 2 o 3 punti percentuali nell’arco di dodici mesi. Allo stesso tempo, la volatilità sui tassi è in aumento. L’economia americana nel primo semestre ha registrato una crescita nominale del 5,5%, con tassi di interesse ancora intorno al 3,75-4%.

Le banche centrali inizieranno quindi a effettuare qualche rialzo: sicuramente la BCE e la Bank of Japan, potenzialmente la Bank of England. La Federal Reserve potrebbe inoltre adottare un atteggiamento e un linguaggio meno dovish rispetto alle attese.

Nella seconda parte dell’anno ci aspettiamo quindi crescita in ribasso e inflazione tendenzialmente al rialzo. Questo potrebbe diventare un problema per mercati che continuano a essere vicini ai massimi.

Valore limitato nel governativo e nella duration

Questo non significa che non si debba essere investiti nel credito. Negli ultimi cinque o sei anni, il grande trend strutturale è stato la fuga dal governativo. Il debito pubblico dei Paesi avanzati ha raggiunto il 120% del PIL nei Paesi G10, contro il 70-80% di dieci anni fa, portando gli investitori a ripensare l’allocazione fixed income.

Dal 2022, la duration globale ha perso venti punti, mentre il credito investment grade ne ha fatti dieci, il credito high yield venti e l’equity sessanta. Il contesto macroeconomico è difficile, ma diventa allo stesso tempo difficile ignorare il credito, dato che il governativo sta perdendo appeal in un contesto di inflazione alta e debiti in aumento.

Oltre l’obbligazione media: la selettività resta la parola d’ordine

Le opportunità nel credito esistono ancora in vari settori, ma non ovunque. La dispersione resta elevata: se il 60-70% dei bond ha spread ai minimi storici, esiste un 20-30% che presenta ancora spread interessanti. Queste opportunità non si trovano però nelle aree più battute dagli investitori e devono essere ricercate con maggiore attenzione.

In particolare, ci piacciono i settori più difensivi del mercato inglese, che ha sofferto molto, come telecom e utilities. Ci piace ancora la singola B in Europa. Ci piacciono i nomi legati all’energia negli Stati Uniti, i subordinati bancari in alcune aree selezionate e i mercati emergenti in valuta locale.

Quando guardiamo all’universo totale del credito, la maggior parte dei bond è da passare. Esistono però aree su cui vale la pena focalizzare l’attenzione. La selettività resta quindi la parola d’ordine per la seconda metà del 2026.

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