Iran — Prospettive di accordo
La scorsa settimana, le probabilità in crescita di un accordo tra Stati Uniti e Iran hanno dato ulteriore impulso al movimento sui mercati, contribuendo a riportare l’azionario vicino ai recenti massimi. La situazione è ancora speculativa e non vi sono, al momento, conferme ufficiali di un accordo. Questo però è stato sufficiente a sostenere la propensione al rischio sui mercati.
Gli Stati Uniti sembrano sempre più disponibili a fare concessioni su alcuni punti chiave, anche se non vi sono ancora conferme formali. Ci si aspetta un cessate il fuoco di 30 giorni, durante il quale si svolgerebbero i negoziati, con il Pakistan che, secondo quanto riportato, agirebbe da intermediario.
Con i prezzi del petrolio ancora elevati e gli asset di rischio già vicini ai recenti massimi, riteniamo che i mercati siano diventati sempre più vulnerabili a eventuali delusioni. Qualsiasi battuta d’arresto nei negoziati, o qualunque segnale di un quadro di cessate il fuoco meno solido del previsto, potrebbe rapidamente innervosire i mercati e innescare un’inversione del recente rally.
Fed — Una svolta restrittiva
La svolta hawkish della Fed si è ulteriormente rafforzata la scorsa settimana, mentre i mercati hanno continuato a rivedere le aspettative legate al prossimo presidente della banca centrale. Warsh, inizialmente considerato un candidato incline a tagliare i tassi, potrebbe invece insediarsi in un contesto molto più complesso. I rischi d’inflazione restano elevati e i rendimenti dei Treasury decennali potrebbero essere superiori a quelli ereditati da qualsiasi nuovo presidente della Fed dai tempi di Greenspan, nell’agosto 1987.
Venerdì scorso, il discorso del governatore della Fed Waller ha rafforzato il cambio di tono in senso restrittivo. Waller ha suggerito che la Fed dovrebbe abbandonare l’orientamento favorevole a un allentamento e che rialzi dei tassi potrebbero rendersi necessari qualora le aspettative d’inflazione dovessero disancorarsi.
I mercati prezzano ora un rialzo dei tassi entro fine anno e stanno incorporando un premio a termine più elevato lungo la curva fino al 2027. La prima riunione di Warsh come presidente della Fed sarà quindi sempre più importante per definire la direzione della nuova banca centrale. Un rialzo già alla prima riunione appare ancora improbabile in questa fase, ma se le aspettative d’inflazione dovessero continuare a deteriorarsi, i mercati potrebbero spingere la Fed verso un orientamento più restrittivo.
Turchia — La tensione aumenta
La scorsa settimana, un tribunale turco ha annullato i risultati del congresso del 2023 del CHP, il principale partito di opposizione, accentuando le fratture interne al partito. Per i mercati, questo aumenta la probabilità percepita che il presidente Erdogan convochi elezioni anticipate, nel tentativo di sfruttare l’indebolimento dell’opposizione per ottenere una maggioranza costituzionale, beneficiando al contempo della recente tendenza disinflazionistica.
Tuttavia, Erdogan potrebbe essere tentato di attendere un calo dei prezzi dell’energia, dato che la principale fragilità macroeconomica della Turchia resta il peggioramento del saldo delle partite correnti. Il deficit si è infatti ampliato a causa di una crescita resiliente e di una politica monetaria che, nonostante tassi nominali elevati, non è stata sufficientemente restrittiva da raffreddare pienamente la domanda interna.
La reazione del mercato è stata immediata. Secondo quanto riportato, la banca centrale turca avrebbe speso circa 6 miliardi di dollari poco dopo la diffusione della notizia, mentre i CDS si sono allargati, riflettendo rinnovati timori su una possibile dollarizzazione domestica. Riteniamo che sarà probabilmente necessaria una politica monetaria più restrittiva, nonostante i tassi già elevati. A partire dalle valutazioni attuali, il credito turco non riflette ancora pienamente gli scenari avversi estremi che potrebbero materializzarsi nei prossimi mesi.
Algebris Investments’ Global Credit Team
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